Non sono un uomo facile

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Damien, interpretato da Vincent Elbaz, è un giovane donnaiolo, seduttore incallito e intraprendente. Conduce una vita scandita tra i locali della movida parigina, i successi lavorativi e le conoscenze occasionali.
Porta con sé un trauma infantile, che lo rende particolarmente maschilista, sessista e irrispettoso verso le donne che incontra (sia nella vita privata sia in quella lavorativa).
La routine quotidiana procede normalmente finché, in seguito ad un piccolo trauma, il mondo si capovolge e sono le donne a fare le padrone.
Je ne suis pas un homme facile (tradotto, Non sono un uomo facile) è una commedia francese avvincente. Diretta da Eléonore Pourriat, presenta la vita di tutti i giorni vissuta al femminile, soggetta a sessismo e discriminazione di genere; un’esistenza che fin dalle individuali realtà familiari affonda le radici nella disuguaglianza. Tutto da un unico punto di vista: Damien, rappresentate del nuovo sesso “debole”, vittima di un repentino scambio di ruoli del quale è totalmente estraneo! Il nostro protagonista racconta quello che purtroppo molte donne vivono e sono costrette a sperimentare ogni giorno.

Fin dalle prime battute, il film risulta essere lento; forse è volontà del regista evidenziare l’aspetto costante e duraturo di una quotidianità incessantemente svantaggiosa, noiosa e povera di cambiamenti che migliorino le difficoltà quotidiane. C’è una svolta iniziale, incisiva, col capovolgimento della realtà sociale, tuttavia il ritmo delle scene che seguono non riporta un’accelerazione significativa. Aumenta l’apparato descrittivo: dettagli, gesti e aspetti che al meglio sottolineano la disparità di genere, posti in pieno risalto essendo gli uomini i soggetti coinvolti. Dallo svenimento alla presa di coscienza che il concetto di “maschio alfa” sia un retaggio antico, Damien deve confrontarsi e accettare di essere “oggetto” della libidine altrui, di apprezzamenti, di proposte sessuali in cambio di favoreggiamenti, di scarsa considerazione e licenziamento; obbligato a indossare pantaloni attillati, usufruire di smalti e cerette, rendersi bello e attraente.
L’uomo subisce molestie, violenze e umiliazioni, sono le donne a vestire le cravatte, guidare grandi macchine e a infastidire gli uomini per strada.
La nuova condizione di “uomo oggetto” lo indurrà a reagire, prendere coscienza del proprio valore in quanto essere umano e a partecipare, lottando per i propri diritti, a un movimento “maschilista” deriso e criticato dall’opinione pubblica come irrispettoso e vergognoso.

Non manca la rappresentazione di una dimensione privata sentimentale.
Coprotagonista, Marie-sophie Ferdane, nelle parti di Alexandra (in principio segretaria ribelle ed emancipata assunta da Christophe, migliore amico di Damien), nel nuovo mondo, scrittrice di successo sfrontata e spregiudicata. Un “playboy” tutto al femminile che si diverte a collezionare biglie secondo il numero dei partner sessuali e le prestazioni; abituata a frantumare i sentimenti e i sogni di giovani uomini, infatuati dai modi di fare accattivanti.
In questo continuo processo di inversione di ruoli l’apice giunge quando Damien si innamora di Alexandra. Egli dovrà far fronte alla delusione in amore, l’inganno e i modi di fare bruschi. Si sentirà un numero nella vita provata della sua amata e tradito in tanti atteggiamenti che egli stesso nella sua vita precedente riservava alle numerose ragazze conosciute.

Je ne suis pas un homme facile, esce nel 2018 nelle sale cinematografiche francesi per poi essere acquistato da Netflix; unico nel suo genere, vanta un discreto successo. Con i suoi 108 minuti, rappresenta un mondo assurdo, dove per una volta sono gli ormoni femminili a vincere sul testosterone, e dove la gravidanza è espressione e giustificazione “naturale” della supremazia femminile; dove non sono più i seni a essere oggetto di desiderio mediatico ma i glutei maschili, dove per gli uomini l’unica alternativa lavorativa al segretariato è la famiglia o la ristorazione.
Un susseguirsi di commenti e giustificazioni da parte del nuovo sesso dominante che, nell’insensatezza degli assiomi, fa capire come non ci sarà mai una dimostrazione verace: stereotipi di genere, opinioni precostituite e senza fondo di verità, puro sessismo. Interessante notare le battutine pungenti, in entrambi i mondi (prima e dopo il capovolgimento), a sfavore di minoranze predilette: ulteriormente discriminata risulta essere l’omosessualità (come si può notare in ripetute battute, ora da parte di Christophe e poi da parte di Alexandra, in entrambi i mondi, “Sarà lesbica!”, “Sei Gay?”, considerazione spregiativa per assimilazione a una categoria sociale meno considerata).

Il finale non tradisce lo stile cinematografico francese, ambiguo e ricco di suspense! Un ribaltamento sociale ulteriore, conclusivo. Alexandra ne è ora la vittima prescelta. Attonita e incredula, verso un mondo al quale non sente appartenere, osserva spaurita un corteo cittadino che si batte per i diritti femministi, tra le file Damien.
Buona visione.
Scritto da Stefano Macario

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