Il “coming out collettivo” di #VisibleMe: così i social network aiutano la comunità LGBT

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Sui social, specialmente Instagram e Facebook, sta prendendo vita l’iniziativa #VisibleMe. L’hashtag è stato lanciato dal 26enne Raymond Braun, affermatosi come Youtuber, la cui “vocazione online” nasce dall’esigenza di “aiutare le persone della comunità LGBT”.“Vengo da una piccola città dell’Ohio e, per quanto possa ricordare, ho sempre sentito che in me c’era qualcosa di diverso. Poi ho scoperto internet, e lì ho trovato una comunità pronta ad aiutarmi a trovare il coraggio di far emergere la mia vera identità”, racconta Raymond sul suo profilo Twitter. Il progetto #VisibleMe trova senso nella “speranza che l’hashtag possa aiutare ad insegnare ai giovani che fanno parte della comunità LGBT che possono mostrare in sicurezza la loro sessualità, l’immagine che hanno del proprio corpo, le storie relative ai loro coming-out e altro ancora”.

Insomma, una sorta di coming-out collettivo che coinvolge principalmente adolescenti con alle spalle storie centrate sulla scoperta di una sessualità non sempre scontata o facile da accettare. Al momento, molte di queste storie arrivano dagli Usa e da paesi anglofoni, e le realtà in cui tali narrazioni sono maturate sono le più svariate: da quelle delle comunità newyorkesi fino a quelle delle comunità sud-americane del Texas.

Una delle ragazze che ha risposto all’appello di Braum si chiama Shannon. E’ una ragazza di 15 anni e scrive dal Colorado: “Quando avevo 7 anni, augurarono la morte a me e alla mia famiglia perché sono transgender. Questo è sintomatico dell’odio che ho catalizzato nel momento in cui la mia transizione è iniziata. Spesso mi dicono che l’ho fatto quando ero troppo giovane, ma quando avevo 4 anni lasciai il balletto perché mi chiesero di vestirmi da Tarzan, mentre già a sei anni mi nascondevo nel bagno di mia nonna per colorare il mio viso con ombretti e rossetti. Ho capito subito chi ero, e oggi non sarei qui se non fosse per l’amore e la comprensione che ho sempre ricevuto dalla mia famiglia. Non dimenticherò mai la prima volta che mi sono fatta vedere vestita da donna da loro: ho sentito dei fuochi d’artificio dentro di me. Da allora, ogni volta che mi guardo allo specchio, vedo esattamente la persona che avrei sempre dovuto vedere”.

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Al contrario di Shannon, però, ci sono ancora molti “giovani che continuano a sentirsi soli, isolati, che si sentono inadeguati rispetto ad un ambiente al quale faticano ad adattarsi” – specificaBraun in un’intervista a BuzzFeed News. Per questo si dice convinto che creare un luogo sicuro dedicato esclusivamente all’espressione e alla scoperta della propria identità possa “letteralmente fare la differenza tra un bambino che cresce con un forte rispetto di sé, accrescendo la propria autostima e uno che continua a crescere nell’inconsapevolezza di sé e, ancor più, del mondo che lo circonda e delle diversità delle comunità che lo popolano”.

Resta da chiedersi qual è il tipo di protezione “reale” che Raymond Braun potrà offrire alle persone che si affidano al suo progetto: se il suo obiettivo è infatti quello di creare un luogo “sicuro” ove le persone che sperimentano difficoltà e sofferenze nella comprensione della propria identità, come riuscirà a salvaguardare le pagine del progetto da troll e scimmie da tastiera che potrebbero render vano lo sforzo iniziale?

“Quando cresci sentendoti diverso hai la possibilità di sperimentare un’apertura che ti permette di colorare il mondo e tracciare le linee della tua vita. Io spero che #Visibleme incoraggi ognuno a celebrare la diversità e ciò che rende diverso ognuno di noi. Tutti noi ne abbiamo la possibilità” – chiude Raymond Braun.

Di 

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/03/13/il-coming-out-collettivo-di-visibleme-cosi-i-social-network-aiutano-la-comunita-lgbt/2541004/

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